La resina viene utilizzata sempre di più nelle ristrutturazioni, soprattutto nei bagni. Il motivo è concreto: i rivestimenti in resine decorative, microcemento e resine cementizie permettono spesso di rinnovare senza demolire tutto.
Il primo vantaggio è lo spessore. Si parla spesso di circa 3 millimetri. È uno spessore minimo, che consente di intervenire senza “mangiare spazio” e senza stravolgere quote e dettagli.
Il secondo vantaggio è l’aderenza su molti tipi di sottofondo, a condizione che la preparazione venga fatta correttamente e che si rispettino strati e procedure.
Per questo la resina è una scelta frequente quando ci sono vecchie piastrelle anni 60, 70 o 80 e si vuole ristrutturare il bagno in modo più rapido e pulito.
Se le vecchie piastrelle sono stabili e solide, in molti casi non è necessario demolirle. Si può lavorare sopra il rivestimento esistente e applicare un nuovo ciclo che porta il bagno a un risultato moderno, con uno spessore contenuto.
È un punto importante: evitare demolizioni significa spesso evitare rumore, polvere e disagi. Soprattutto quando l’abitazione è già ammobiliata o vissuta.
Quando si vuole rimuovere un rivestimento in piastrella, marmo o pietra applicato prima degli anni ’90, prima di asportarlo bisogna per legge verificare che non vi sia presenza di amianto.
Se è presente amianto, la rimozione può essere fatta, ma deve essere eseguita da una ditta autorizzata nella bonifica dell’amianto. Questo comporta procedure specifiche e costi più elevati rispetto a una rimozione standard.
In questi casi, quando è tecnicamente possibile intervenire senza demolire, la resina può essere una soluzione particolarmente sensata: si può lasciare il rivestimento esistente e applicare sopra un nuovo rivestimento con spessore minimo.
Sì, anche con le piastrelle tradizionali si può applicare un nuovo strato sopra il vecchio, se il supporto è stabile e solido. La differenza pratica è lo spessore: le piastrelle hanno di solito spessori maggiori.
In un bagno, questo si traduce in due effetti:
Uno spessore di circa 3 millimetri, invece, è difficilmente percepibile. Ed è uno dei motivi per cui molti scelgono resina e microcemento in ristrutturazione.
Il risultato non dipende solo dal materiale. Dipende soprattutto dalla preparazione e dal rispetto del ciclo.
Le verifiche fondamentali sono queste:
Quando il raccordo con lo scarico non è corretto, può infiltrarsi acqua. E quando l’acqua entra dove non deve, i problemi arrivano dopo.
Il problema nasce quando manca esperienza e manualità.
Saltare passaggi, cambiare miscele, accelerare i tempi. Risultato: difetti estetici e, nei casi peggiori, fessurazioni o problemi di tenuta nei punti critici come le docce.
Ci capita spesso di intervenire per ripristinare lavori fatti da altri. A volte sono solo errori estetici. Altre volte ci sono fessure e infiltrazioni. Ed è lì che un lavoro apparentemente “veloce” diventa un problema serio.
Resina, microcemento e resine cementizie sono oggi soluzioni molto efficaci nelle ristrutturazioni, soprattutto nei bagni. Lo spessore minimo e la possibilità di intervenire su supporti esistenti permettono spesso di evitare demolizioni, con meno rumore, meno polvere e meno disagio.
C’è però una regola che non cambia: prima si verifica il supporto, poi si imposta il ciclo corretto, poi si realizza con rigore. È così che si ottiene un risultato di livello.
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